Atti del seminario di aggiornamento per insegnanti di Italiano all'estero
organizzato dall'ESI

PARTE PRIMA
Approccio
formalistico o “grammatico-traduttivo”
Nel
1700 inizia a delinearsi un tipo di approccio allo studio delle lingue che sarà
fondamentale fino ai giorni nostri: il cosiddetto approccio formalistico.
|
v Teorie di riferimento: la linguistica descrittiva tradizionale, l’educazione vista come rispetto delle regole; v Percorso: deduttivo; si danno le regole, se ne dedurranno i comportamenti linguistici; v Lo studente: è una tabula rasa su cui incidere, una personalità da “plasmare”; v Il docente: è fonte di informazione, modello da seguire, giudice insidacabile; v La lingua: è un insieme di regole che consentono di travasare dalla lingua materna alla lingua straniera, indipendentemente da fatto che si veicolino anche significati; v La cultura: è quella letteraria, classica; v Modelli operativi: il curricolo è costituito dalla lista delle regole di pronuncia e morfosintassi, l’insegnamento è condotto per lezioni centrate sulle varie regole; v Tecniche didattiche: traduzione, dettato, esercizi di manipolazione del testo v I materiali: manuali a stampa; v Strumenti tecnologici: nessuno.
|
METODI
DIRETTI
Presupposto basilare del metodo diretto era che sapere una lingua straniera
equivaleva a saper pensare in essa, come succede con la lingua materna, e quindi
va ricreato lo stesso percorso di acquisizione della lingua materna. La lingua
straniera viene appresa: 1) per “contatto” con l’ambiente nel quale la si
parla o praticandola in classe, tramite la conversazione con l’insegnante, che
deve essere un madrelingua e deve utilizzare soltanto materiali autentici; 2)
senza l’ausilio della lingua materna; 3) senza preoccuparsi dell’aspetto
grammaticale, che va scoperto in modo induttivo, e che costituisce il punto di
arrivo del percorso di apprendimento.
Il metodo ha degli spunti ancora validi, anche se appare oggi piuttosto ingenuo
e se la principale critica che gli si può muovere è che è impossibile
ricostruire per l’apprendimento di una lingua straniera il processo di
acquisizione della lingua materna.
|
v Teorie di riferimento: non c’ è alcun riferimento teorico esplicito, anche se bisogna ricordare che negli stessi anni in cui Berliz crea la sua scuola a Ginevra, nella stessa citta` De Saussure discuteva la dicotomia tra parole, cioè la lingua ina tto che interessa a Belriz, contrapposta alla langue, al sistema astratto dell’approccio formalistico allora in auge; v Percorso: fortemente induttivo; v Lo studente: è autonomo nell’apprendere, debe sforzarsi di indurre le regole, di fare generalizzazioni; v Il docente: rigorosamente madre lingua, usa solo la lingua che si deve apprendere; v La lingua: è strumento di comunicazione; v La cultura: è implicata nella lingua, quindi si trattano quei modelli che emergono spontaneamente, senza alcuna pianificazione; v Modelli operativi: lezioni abbastanza estemporanee, con la focalizzazione di alcuni punti grammaticali; v Tecniche didattiche: conversazione con il docente di madrelingua; v I materiali: pochissimi; v Strumenti tecnologici: nessuno
|
APPROCCIO
STRUTTURALISTA
Avvicinandoci ai nostri
tempi e ad approcci e metodi che ancora adesso sono usati, e che sono
rappresentati in libri di testo ancora in uso, si arriva al periodo che va dal
secondo dopoguerra ad oggi: è il periodo del boom della scienza glottodidattica.
APPROCCIO STRUTTURALISTA: si afferma negli anni ‘50, anche se le sue radici
affondano più lontano nel tempo, ed è basato sulla teoria comportamentistica
dell’apprendimento del linguaggio, che a sua volta si rifaceva alla teoria
dell’apprendimento neo-behavioristica di Skinner, secondo le quali
l’individuo nasce come tabula rasa su cui una serie ininterrotta di sequenze
stimolo®risposta®rinforzo (positivo o negativo) crea degli abiti mentali, dei
meccanismi inconsci di reazione agli stimoli.
È molto importante notare che, per la prima volta, alla base di un approccio
glottodidattico troviamo una più generale teoria dell’apprendimento: viene
così sancito il passaggio della glottodidattica da insieme di “ricette” per
apprendere una lingua a disciplina scientifica.
METODI DI MATRICE STRUTTURALISTA:
IL METODO AUDIO-ORALE
Nell’approccio strutturalista convergono più
metodi, il principale dei quali è certamente il METODO AUDIO-ORALE: la
glottodidattica che ne deriva vede la lingua nelle sue strutture minime ed
appresa essenzialmente tramite esercizi strutturali (pattern drills) ripetuti
moltissime volte le frasi o le parole che gli vengono presentate oralmente e
manipolarle tramite: 1) sostituzione; 2) espansione; 3) trasformazione di una
loro parte, senza nessuna partecipazione creativa. Non c’è nessun accenno
all’aspetto culturale della lingua straniera, il materiale è completamente
decontestualizzato, la lingua è frammentata in elementi discreti che si
susseguono secondo precise tavole tassonomiche.
Fondamentali in questo metodo sono le tecnologie didattiche quali il laboratorio
linguistico, anzi, la fortuna di questo metodo è andata di pari passo con lo
sviluppo e la diffusione enorme nel dopoguerra di queste tecnologie: ancora oggi
nei laboratori linguistici si utilizzano materiali strutturalisti, in
particolare per gli esercizi di pronuncia.
Per quanto siano evidenti i suoi limiti, questo metodo ha tuttavia degli aspetti
ancora validi, quali per esempio la cura del language testing e l’importanza
data all’aspetto fonetico, della pronuncia, che possono essere ripresi con
opportuni accorgimenti: pattern drills contestualizzati, uso del testing per
valutare sia l’esecuzione che la competenza
|
v Teorie di riferimento: la linguistica tassonomica di Bloomfield e la psicologia necomportamentistica di Skinner; v Percorso: deduttivo, comportamentistico mirante alla creazione di processi automatici, di mental habits; v Lo studente: è una tabula rasa nelle mani del docente e delle macchine; v Il docente: gestisce il laboratorio linguistico e corregge gli esercizi scritti; v La lingua: è un insieme di regole che dovrebbe trasformarsi in comunicazione viva e autentica una volta usciti dal laboratorio linguistico; v La cultura: poco rilevante; v Modelli operativi: lezioni brevi; v Tecniche didattiche: esercizi strutturali (pattern drill) basati sulla sequenza stimolo-risposta-conferma correzione; v Materiali: batterie di esercizi strutturali su nastro e a stampa; v Gli strumenti tecnologici: il laboratorio lingustico audio-attivo-comparativo
|
APPROCCIO
COMUNICATIVO
L’APPROCCIO
COMUNICATIVO prende le prime mosse già negli anni ‘60, è alla base di
numerosi metodi ed è ancora oggi l’approccio alla base dell’insegnamento
delle lingue straniere; i suoi assunti di base sono:
1) lo scopo dell’insegnamento di una lingua straniera non è il raggiungimento
da parte dell’alunno della semplice competenza linguistica (che riguarda
l’insieme delle regole e delle conoscenze che rendono fattibile il significare,
il comunicare e l’esprimersi con un linguaggio verbale), ma il raggiungimento
della ben più complessa ed articolata competenza comunicativa, che si interessa
di tutti gli aspetti di una comunicazione in grado di veicolare un significato,
e che comprende: 1-la competenza linguistica, che si occupa di tutti gli aspetti
strettamente legati alla lingua, al linguaggio verbale, quali: la fonetica, o
fonemica, la grafemica, la morfosintassi, il lessico e la testualità; 2-la
competenza sociolinguistica, che si occupa delle varietà: geografiche,
temporali; dei registri; degli stili linguistici; 3-la competenza
paralinguistica, che si occupa degli elementi prosodici non pertinenti sul piano
strettamente linguistico: velocità dell’eloquio, tono della voce, uso delle
pause,... usati al fine di modificare il significato; 4-la competenza
extralinguistica, che si occupa dei significati non veicolati dal linguaggio
verbale e comprende le competenze: cinesica; prossemica; sensoriale.
2) la pragmatica è messa sullo stesso piano della correttezza: si mette cioè
sullo stesso piano la correttezza formale e la capacità di perseguire scopi e
sortire effetti tramite atti linguistici: in quest’ottica, la correttezza
formale è funzionale alla pragmatica.
3) una lingua straniera può essere usata solo se è conosciuta la cultura del
paese straniero, o dei paesi stranieri nei quali la si parla: lingua e cultura
sono quindi strettamente legati e soprattutto, con un legame che non può essere
scisso, pena lo studio di una lingua assolutamente innaturale (vedi metodo
audio-orale).
METODI
COMUNICATIVI: METODO SITUAZIONALE
Il
primo metodo comunicativo si sviluppa tra gli anni ‘60 e gli anni ‘70, ed è
il METODO SITUAZIONALE: esso reagisce al meccanicismo del metodo audio-orale
mettendo in primo piano il concetto di situazione, ripreso dalla
sociolingiuistica: la lingua viene presentata non in maniera asettica, non
focalizzata solo sui contenuti linguistici da imparare, ma inserita in una
situazione comunicativa: ogni lezione inizia con la presentazione globale di un
dialogo fortemente contestualizzato, attento alle reali condizioni comunicative
all’interno delle quali verosimilmente si svolge: ruoli dei locutori, chiave o
registro, tempi, luoghi, argomenti,...). nei primi metodi situazionali, se la
situazione iniziale fornisce un contesto, l’apprendimento della lingua in essa
contenuta viene condotto con tecniche tipiche dell’approccio strutturalista,
con pattern drills ed esercizi di ripetizione dello stimolo iniziale, tecniche
finalizzate ad aiutare l’allievo nel suo processo di formalizzazione
grammaticale.
|
v Teorie di riferimento: l’antropolinguistica derivata da Malinowsky e Firth, la sociolinguistica di Fishman, la linguisitica e l’antropologia constrastive di Lado. Richiami anche alla pedagogia attivistica di Dewey e alle metodologie legate all’unità didattica e al problem solving; v Percorso: ancora deduttivo, ma anche coon crescente ruolo dell’induzione e dell’acquisizione autonoma; v Lo studente: non è più tabularasa, anzi viene chiamato a farsi parte attiva del suo processo di acquisizione; v
Il
docente: diviente una guida, un tutor, un regista, anche se rimangono fasi
un cui è modello e giudice; v
La
lingua: è ancora vista come una realtà formale, in cui la grammatica ha
un ruolo forte, ma inizia a essere vista anche come strumento di
comunicazione; v
La
cultura: diviene via via più importante; v
Modelli
operativi: si applica alla lingua il modello dell’unità didattica, il
curricolo viene descritto in termini non solo mofosintattici ma anche
situazionali; v
Tecniche
didattiche: compaiono tecniche di ascolto e di interazione. E’ bandita
la traduzione e anche il dettato finisce sotto accusa; v
I
materiali: libri accompagnati da cassette audio; v
Gli
strumenti tecnologici: il laboratorio linguistico, ma anche i nuovi
registratori a cassetta, film.
|
I
metodi situazionali di seconda generazione estendono il concetto di situazione
anche alle esercitazioni e al testing, dando loro un carattere dinamico e vivo,
che rendono il metodo ancora valido e ancora utilizzato nei suoi principi
generali, specie se accostato ed integrato con un altro metodo derivante
dall’approccio comunicativo: il METODO NOZIONALE-FUNZIONALE.
Il metodo non è nato destinato fin dall’inizio alla scuola (come spesso
succede: anche il metodo audio-orale era nato in contesto militare, per i
soldati che dovevano muoversi in un paese straniero), ma è stato messo a punto
per gli adulti negli anni ‘70 dagli esperti del Consiglio d’Europa
all’interno del Progetto Lingue Vive, progetto che ha portato alla definizione
dei cosiddetti “livelli soglia”, cioè della lingua che deve essere
conosciuta da un parlante straniero per sopravvivere nel paese nel quale la si
parla: ha quindi una forte valenza strumentale, piuttosto che formativa. Secondo
questo metodo la lingua da proporre non è analizzata in termini di descrizione
formale (nome, verbo, aggettivo, soggetto, predicato,...), ma in termini di
scopi comunicativi universali, atti linguistici detti “funzioni” come “salutare”,
“presentarsi”, “offrire”,... che implicano, per poter essere realizzate
la conoscenza di specifiche “nozioni”: spaziali, temporali, di numero, di
genere, di possesso, di quantità, di relazione,... che spesso variano da
cultura a cultura e che presuppongono la conoscenza di un certo lessico di base;
le funzioni si realizzano attraverso esponenti o strutture scelte in modo
strettamente correlato alla situazione sociale.
Il curricolo all’interno del metodo nozionale-funzionale viene steso a partire
dall’analisi dei bisogni comunicativi degli allievi, si incoraggia un uso
costante della lingua straniera in autentiche situazioni di comunicazione, si
privilegia fortemente la lingua orale a scapito di quella scritta; pur non
escludendo tecniche di fissazione simili a quelle strutturaliste (pattern drills
in cui si usano esponenti di funzioni anziché strutture grammaticali), è la
componente pragmatica a dominare, per cui le tecniche più usate sono quelle che
rimandano alla simulazione e alla drammatizzazione nelle sue diverse forme, dal
role taking al più libero role making.
Gli assunti di base dell’approccio comunicativo ormai sono alla base o
integrano la quasi totalità dei metodi o degli approcci elaborati dopo gli anni
‘70, anche quelli che vengono applicati all’insegnamento precoce di una
lingua straniera.
|
v
Teorie di
riferimento: la sociolinguistica e la pragmalinguistica, soprattutto nelle
versioni di Hymes che fonde nel concetto di “competenza comunicativa”; v
Percorso:
sempre più marcatamente induttivo; v
Lo
studente: diviene il centro dell’attenzione; v
Il
docente: si accentua il suo ruolo di guida, il tutor; v
La
lingua: è vista come strumento di comunicazione, di azione sociale,
prevale il valore pragmatico rispetto all’accuratezza formale; v
La
cultura: è rilevante in quanto è
necessaria una solida competenza socio-culturale per comunicare;
|
APPROCCI
UMANISTICO-AFFETTIVI
Gli APPROCCI
UMANISTICO-AFFETTIVI sono approcci e metodi che comprendono una serie di metodi
sviluppatisi soprattutto negli Stati Uniti dalla metà degli anni ‘60, come
reazione all’eccessivo meccanicismo delle tecniche strutturali e
all’impersonalità del laboratorio linguistico, e in seguito hanno continuato
a svilupparsi anche come reazione o alternativa all’innatismo chomskyano e al
cognitivismo.
In Italia sono arrivati piuttosto tardi (alla fine degli anni ‘70 nel nostro
paese stava ancora vivendo la sua stagione d’oro lo strutturalismo; oggi sono
molto in auge in glottodidattica, soprattutto come integrazione dell’approccio
comunicativo, in quanto il perseguimento della competenza comunicativa è
l’obiettivo-cardine di entrambi i tipi di approccio.
Ci sono vari metodi che vanno sotto l’etichetta di umanistico-affettivi, tra i
quali ricordiamo: Total Physical Response, Suggestopedia, Natural Approach,
Silent Way, ma tutti sono accomunati dalle seguenti caratteristiche:
1-interesse per tutti gli aspetti della personalità umana, non solo quelli
cognitivi, ma anche quelli affettivi e fisici; in merito ricordiamo
l’importanza che sta assumendo in questi ultimi anni, e non solo in
glottodidattica, la teoria delle intelligenze multiple di H. Gardner, gli studi
sugli stili cognitivi, il NLP (Neuro-Linguistic Programming) o il concetto di
multisensorialità: ogni persona ha un canale preferito per fare esperienza del
mondo e per apprendere, canale che va sfruttato anche per l’insegnamento
linguistico; quest’ultimo deve inoltre coinvolgere tutti i sensi della
persona, per attivare il maggior numero di aree cerebrali e metterle al servizio
dell’apprendimento.
2-Assenza, o per lo meno maggior limitazione possibile, di processi generatori
d’ansia, per abbassare quello che Krashen chiama “filtro affettivo” e che
è in grado di bloccare qualsiasi forma di apprendimento.
3-Centralità dell’autorealizzazione della persona in un clima sociale, cioè
la ricerca di una piena attuazione delle proprie potenzialità, che non sono
necessariamente le stesse delle persone che ci circondano, nè si sviluppano
attraverso gli stessi strumenti, ma che possono integrarsi e potenziarsi
vicendevolmente.
|
v
Teorie di
riferimento: varie teorie di psicodidattica e psicologia relazionale;
studi sull’intelligenza emotiva e sull’acquisizione lingüística in
età precoce; ricerche sull’ordine naturale di acquisizione della lingua
e sull’interlingua; v
Percorso:
fortemente induttivo; v
Lo
studente: protagonista del suo apprendere, fulcro “emotivo” e non solo
razionale del processo; v
Il
docente: guida, regista, punto di riferimento; v
La
lingua: strumento pragmatico di comunicazione, in cui la correttezza
formale è secondaria, il lessico diviene prevalente rispetto la
morfosintassi; v
La
cultura: va tenuta in considerazione in quanto può creare problemi
comunicativi;
|
Oggi
si assiste però sempre più all’uso di metodi che, pur all’interno delle
coordinate di base dell’approccio comunicativo, sono detti “integrati”, in
quanto accolgono principi o stimoli provenienti da diversi versanti della
glottodidattica e più in generale della psicologia dell’apprendimento

Parte seconda - Sessione Pratica
Torna a Formazione
Torna ad Attività